Gian Paolo Tomasi















Gian Paolo Tomasi agisce dentro l’archivio enciclopedico della memoria individuale. Entra come un bug silenzioso e perforante, seleziona il punto di rottura ed immette il suo spostamento minimo rispetto al vero. L’opera diviene un nucleo mimetico di simulazioni sovrapposte dove perdi e riacquisti prospettive, riconosci e confondi riferimenti, in bilico tra quel che è e quel che appare. I suoi paesaggi sono archetipi iconografici in cui qualcosa ribalta ogni sicurezza e crea la “differenza” (non solo di stile ma di indagine e contenuti). Stessa sorte per le figure femminili (alcune vere, altre virtuali) che mescolano le posture morbide a citazioni dichiarate e oggetti misteriosi, creando una simbologia irrequieta tra antico e contemporaneo. Tomasi agisce al perfetto confine tra l’estetica del chiaroscuro e il flash elettrico dei suoi elementi attuali (squillanti, acidi, impressivi per forma e colori), costruendo il cortocircuito che rende la memoria un ingrediente davvero attivo del presente.

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